A Roma il 9 Febbraio c.m. si è tenuta una manifestazione organizzata dalla chiesa ortodossa romana che ha chiamato a raccolta il popolo etiope residente in Italia per denunciare le violenze perpetrate dalla polizia federale che ha ucciso diverse persone, colpevoli di aver difeso la propria chiesa nella città di Shashamane a 250 km a sud di Addis Abeba. Tutti gli etiopi sono stati invitati a vestire di nero in segno di lutto, in tutto il mondo. (cosa unica, mai successa!)

I fatti: sabato 4 febbraio, molte persone sono state uccise e diverse sono rimaste ferite, in un attacco contro la chiesa di Kidus Michael Beta Cristian di Shashamane nella regione oromo, affiliato alla Chiesa ortodossa etiope.

Gli scontri si sono verificati quando le forze di sicurezza federali insieme a personaggi non ben identificati, hanno attaccato la Chiesa di Shashamane cercando di spodestare il prete reggente per sostituirlo con un prete “amico” affiliato al gruppo Oromia scissionista della chiesa ortodossa.

Questi atti violenti sono documentati da video e testimonianze.

Il prete reggente ed i fedeli sono stati uccisi all’interno della chiesa, dopo che il prete aveva suonato le campane della chiesa, facendo accorrere i fedeli in difesa. Hanno tutti pagato con la propria vita per la solo colpa di essere fedeli ortodossi della “chiesa sbagliata”.

“Chi può permettersi di attaccare una chiesa? Perché le forze dell’ordine hanno sostenuto queste violenze? Chi le ha programmate ed avvallate?”


Tante domande a cui dare risposta.

Questi drammatici fatti nascono il 26 Gennaio quando il Sinodo della Chiesa Ortodossa Etiope Tewahedo, presieduta dal Patriarca Abune Mathias ha scomunicato tre arcivescovi di etnia oromo Abune Sawiros, Abune Ewostatewos e Abune Zena Markos, che hanno ordinato venticinque vescovi ad insaputa delle autorità religiose.


Questi tre arcivescovi, ora si definiscono appartenenti al Santo Sinodo di Oromia, delle nazioni e delle nazionalità, loro stessi hanno a loro volta scomunicato dodici arcivescovi del Sacro Sinodo della Chiesa Ortodossa Etiope.

È in atto un vero e proprio scisma all’interno della chiesa ortodossa etiope.

Il patriarca Mathias nei giorni scorsi aveva informato e chiesto al Primo Ministro Abiy Ahmed di non sottovalutare la situazione per una questione di sicurezza.


Il Primo Ministro ha poi rilasciato delle dichiarazioni ed ha chiesto alle autorità religiose di impegnarsi nel dialogo, sottolineando però che entrambe le parti hanno ragioni di cui tenere conto.

Così facendo ha di fatto legittimato le intenzioni di entrambe le parti, accendendo la miccia tra le due fazioni.

Ad oggi si contano circa 37 morti ammazzati, molti feriti ed arresti in diverse parti dell’Etiopia. Sono in atto proteste in tutta Etiopia ed in ogni parte del mondo compresa l’Europa a sostengo dei fedeli ortodossi.

Ci chiediamo: “Se si uccide un prete ortodosso, si usa la religione come mezzo per arrivare al potere, allora si legittima la violenza contro qualsiasi fede. E domani chi sarà attaccato?”

Girano voci che a breve il governo etiope chiuderà internet per non far arrivare al mondo le notizie. Non sarebbe la prima volta. Si può tollerare questo?

L’Italia cosa fa adesso? Si possono vendere armi all’Etiopia in questa situazione così critica?

(https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2023/02/06/meloni-incontra-il-premier-etiope_43333f90-0ee3-42be-9ffa-415003971bdc.html)

La democrazia è in pericolo in Etiopia, le persone sono in pericolo.

Noi di Aifcom promuoviamo da sempre la cultura della legalità, la pace tra i popoli, la non violenza e la difesa non armata, valorizziamo le differenze interculturali e religiose, per questo condanniamo fermamente le violenze e chiediamo al governo etiope di porre fine alle sofferenze del proprio popolo.

Ci auspichiamo che il governo italiano faccia luce sui fatti e prenda le giuste distanze e provvedimenti.

Scritto da Alessandro Cirioni e Haregewoin Mekonnen

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