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Il Venerdì Santo è il giorno in cui, secondo la…

Il Venerdì Santo è il giorno in cui, secondo la fede cristiana, Cristo muore sulla croce. Non è solo la fine di una vita, ma l’inizio di una nuova speranza: è il culmine del sacrificio d’amore, dove Dio si abbassa per sollevare l’uomo. È il silenzio prima della rinascita, l’ombra che annuncia la luce della Pasqua, cioè la Resurrezione.

Nel Cristianesimo, il Venerdì Santo è la porta del mistero pasquale: la croce diventa trono, il dolore si trasforma in redenzione. Cristo è l’Agnello pasquale, che compie la liberazione prefigurata nell’Esodo.

Per l’Ebraismo, invece, la Pasqua (Pesach) celebra la liberazione degli ebrei dall’Egitto. Gesù è visto come un maestro del suo tempo, ma non come il Messia atteso. La sua morte non ha valore salvifico e il Venerdì Santo non ha significato religioso. Tuttavia, egli agisce dentro il mondo ebraico, ne conosce i simboli, ne parla la lingua.

Per l’Islam, Gesù (ʿĪsā) è un profeta potente, ma non muore sulla croce: secondo il Corano, fu solo “apparentemente” crocifisso. Dio lo ha salvato, elevandolo presso di Sé. Non c’è un Venerdì Santo nell’Islam, ma c’è rispetto per la figura di Gesù come uomo giusto, e attesa del suo ritorno alla fine dei tempi, come segno della giustizia divina.

Così, il Venerdì Santo è per i cristiani la notte più buia che precede l’alba della vita; per gli ebrei, è una pagina estranea ma intrecciata alla propria storia; per i musulmani, è un errore di visione, corretto dal cielo stesso. E Cristo, crocifisso o innalzato, rifiutato o glorificato, rimane una figura che interroga tutti, anche nel silenzio.

Fonte: Pagina Facebook AIFCOM

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