Simona e Ibrahim (Nigeria) – A cura di Martina Mazzucchelli

Exemple

Simona ha trovato un fidanzato nigeriano, Ibrahim. All’inizio non è stato facile: la gente del paese mormora, molti le chiedono: “come fai a stare con qualcuno così diverso da te?” Simona non parla di diversità, ma di ricchezza: vivere a contatto con una cultura differente è un arricchimento quotidiano, che lei ricercherebbe anche se dovesse intraprendere un’altra relazione.
Simona parla anche di normalità: nonostante le apparenze, la loro è una coppia normale, fatta di cene con gli amici, battibecchi sui piatti da lavare e progetti per una famiglia.

“A me non è mai sembrato diverso”, dice lei: il colore della pelle non conta, se nell’altro vedi semplicemente una persona

Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti quasi 6 anni fa, durante una vacanza con mia nonna a Rimini. Nell’albergo dove alloggiavamo lavorava Ibrahim, faceva il barman. È stato tutto molto veloce, io dopo 4 giorni sarei partita, quindi non avevo nessuna aspettativa. In realtà sono stati giorni molto intensi.
Probabilmente se avesse vissuto più vicino avrei vissuto più la fase della conoscenza, è stato molto o tutto o niente. Lui ha conosciuto subito la mia famiglia, perché nei periodi in cui veniva a trovarmi lui stava a casa mia, non albergo: avevamo una stanza in più, ai tempi vivevo ancora dai miei… Per due anni circa abbiamo fatto avanti e indietro.
Non potevamo andare avanti così a vita, quindi Ibrahim ha cominciato a cercare lavoro qua. Per i primi 4 o 5 mesi si è fermato in casa con i miei, poi dopo 3 anni che eravamo insieme siamo andati a convivere, ora sono quasi 8 anni che stiamo insieme.

Quindi ha conosciuti subito i tuoi…
Non ci ho pensato troppo, non mi andava di farlo stare in un albergo. Mia nonna lo conosceva già perché era in vacanza con me quando l’ho incontrato; lei all’inizio era restia, il suo problema non era tanto il fatto che lui fosse nigeriano, aveva paura che io mi trasferissi con lui, lontano. Invece ora gli vuole bene come se fosse figlio suo.
I miei genitori sono stati molto accoglienti, anche se hanno avuto bisogno di un periodo per conoscerlo, come avrebbero fatto con chiunque altro: non ho portato tanti ragazzi a casa e soprattutto molti già li conoscevano. Pregiudizi a livello di colore, di cultura, non ne hanno mai avuti, anzi loro sono persone molto aperte, che viaggiano tanto, quindi la parte culturale è quella che forse più interessava loro. Sicuramente qualche perplessità l’avranno avuta, ma probabilmente per rispetto nei miei confronti e del rapporto che stavo vivendo, non mi hanno ostacolata in nessun modo. La cosa che forse ha facilitato è il fatto che sia cristiano, una delle prime domande è stata “ma di che religione è?” E quando ho detto cristiano hanno fatto un sospiro di sollievo, gliel’ho letto negli occhi. Comunque questo ha facilitato anche me: io sono abbastanza religiosa e se lui fosse stato di una religione diversa la cosa probabilmente mi avrebbe frenato.

Lui ha il papà musulmano, però non è mai stato sposato con sua mamma: hanno avuto Ibrahim durante una relazione ma poi si sono separati, quindi lui è vissuto e cresciuto in una famiglia cristiana.
Ibrahim è nato in Nigeria e ha vissuto lì per 7/8 anni, ma sua mamma si è trasferita in Italia, quindi lui è cresciuto con la nonna, poi è andato da uno zio a Londra e infine a Rimini, dove la mamma viveva da anni con un uomo italiano che aveva sposato.
Sua mamma l’ho conosciuta una delle prime volte che sono andata a trovarlo a Rimini, lui ci teneva perché, come me, riteneva che la nostra fosse una storia importante, voleva il suo benestare. Io vengo da una famiglia molto seria, sua mamma invece da africana è una persona molto espansiva, quando mi ha conosciuto mi ha abbracciato come se mi conoscesse da una vita. Comunque, oltre a quell’attimo di smarrimento, quando ti senti accolta è tutto più semplice. In realtà è stata la stessa impressione che ho avuto quando sono andata in Nigeria.

Raccontami!
Sono andata in Nigeria la prima volta ad agosto 2015. Ovviamente voleva presentarmi sua nonna, che è la persona più importante per lui, avere il suo benestare. E in secondo luogo per farmi conoscere le sue origini.
Voleva farmi conoscere anche la famiglia del papà, anche se li ha ritrovati quando aveva 17/18 anni, perché prima non aveva alcun rapporto con il padre. Costantemente gli dicevano “ma ti ricordi che sei musulmano, non vai mai in moschea?” E lui rispondeva “no, io sono cresciuto in una famiglia cristiana, sono cristiano.”
Ci sono tornata a novembre, nel 2017, perché si sposava l’ultimo zio di Ibrahim. È stato bellissimo, conoscevo già tutti e conoscevo l’ambiente: ero molto più tranquilla, mi sentivo ormai a casa.

Com’è stato il primo incontro con i suoi famigliari?
Con la nonna è stato emozionante, per lui era importante che la conoscessi: è talmente legato alla nonna che tutte le volte che la vede piange, si inginocchia a terra… E la parte ancora più emozionante è stato conoscerla e parlarsi: per fortuna parla inglese, è stato facile comunicare. È stata felicissima che lui stia con me e quindi ho avuto la benedizione ufficiale della famiglia.
La famiglia da parte della mamma è benestante, hanno tutti studiato all’estero, tanti vivono in Inghilterra, qualcuno vive in America, hanno una bella casa, dignitosa. La famiglia del papà invece è più povera, inevitabilmente loro ci guardavano con occhi diversi, il mio compagno vive in Europa, il sogno di tutti. Quindi hanno una specie di riverenza nei suoi confronti, io ero in imbarazzo, cercavo di passare l’idea che siamo persone normali… Però è difficile perché effettivamente viviamo in un Paese dove si vive bene. Ibrahim è come un’àncora: si sentono pochissimo, ma quando succede qualcosa e si trovano in difficoltà lo chiamano, sia a livello economico che per confrontarsi.
Per il resto sono tutti estremamente accoglienti, quindi non puoi che sentirti a casa, benvoluta, quella è la parte che mi è piaciuta di più.

Chiaramente finché non sono andata là, tanti suoi lati culturali e caratteriali non potevo capirli fino in fondo. Quando siamo in Africa lui mi dice sempre “oggi si fa una cosa al giorno, se sei riuscito a farti fare un documento, hai già fatto più di quello che dovevi fare”. Nonostante lui sia vissuto in Europa per tantissimi anni, questo aspetto è proprio nelle sue vene, fa parte di lui; chiaramente vivendo qua anche lui su certe cose ha dovuto un po’ adattarsi. Comunque, questo aspetto ha aiutato a vivere più tranquilla, io sono sempre stata una persona che si faceva un sacco di pensieri, anche rispetto al futuro: con lui è stato più facile affrontarlo cose, il futuro si costruisce giorno per giorno, chiaramente avendo degli obiettivi però sapendo accettare ciò che la vita ci dà.

Ci sono aspetti su cui vi scontrate?
Ci scontriamo, poi come in tutte le coppie ciascuno smussa alcuni lati del proprio carattere: sarebbe successo anche se fosse arrivato da una cultura uguale alla mia. Banalmente, lui è sempre stato abituato ad arrangiarsi da solo: occuparsi della casa, lavare, stirare… quindi in casa è uno preciso, non vola un microbo di polvere in casa mia; al contrario, io sono estremamente disordinata.
I nostri scontri non sono questioni culturali, ma a livello di abitudini, normali di coppia. Non l’ho mai collegato al fatto che fosse di una cultura diversa, non mi è mai neanche passato per la mente, penso che avrei avuto le stesse identiche difficoltà se avessi frequentato un altro qualsiasi ragazzo.
Tanti mi chiedono “come fanno a convivere due culture diverse?” Io non vedo questa differenza culturale, a parte certe piccole situazioni, come quella di cui ho parlato prima. Forse anche il fatto che sia vissuto in Europa facilita le cose, se l’avessi conosciuto appena arrivato qua, probabilmente sarebbe stato diverso, non lo so.
Ogni tanto penso “a me non è mai sembrato diverso”: quando lo guardo, è come se non vedessi neanche che è di un altro colore. Forse perché sono sempre stata molto aperta, molto predisposta a qualsiasi tipo di relazione, non ho mai rifiutato a priori un incontro, anche se non ho mai avuto altre esperienze di questo tipo, Ibrahim è il mio primo ragazzo che viene da un altro Paese.
Sono sempre stata molto curiosa, come altre coppie miste che conosco; è come se ci legasse un filo, nonostante le diverse provenienze dei nostri compagni, ci incontriamo perché probabilmente… Sentiamo le stesse cose? Abbiamo una visione della vita e delle relazioni più allargata e più priva di pregiudizi? Di sicuro. Queste sono anche le persone che frequento più spesso. E quindi è tutto normale, è tutto molto normale, in effetti.

Com’è il vostro rapporto con l’ambiente esterno alla famiglia?
Le persone molto vicine a me sapevano che sono sempre stata una persona libera e lontana dai pregiudizi, nessuno si è stupito di questo rapporto. Vivendo in un paese e non in una città, all’inizio c’è stato il mormorio generale, i miei compaesani hanno fatto fatica a vedermi frequentare una persona che non fosse del mio steso paese, ma se anche fosse venuto dalla Sicilia, sarebbe stato uguale.
A livello di relazioni al di fuori della coppia, io ho mantenuto le mie amicizie, mentre lui fa fatica ad instaurare delle relazioni: gli amici veri sono ancora quelli con cui è cresciuto, a Rimini. Molte mie amiche hanno avuto fidanzati non italiani, quindi presentarlo non è stato un problema, non ho pensato “chissà come la prenderanno gli altri”.
Faccio più fatica in altre situazioni, ad esempio una volta, in treno hanno chiesto il biglietto solo a lui, a me no. Il controllore non aveva capito che eravamo insieme, quindi gli ho detto “ma perché a me non chiede il biglietto?” e lui è rimasto un po’ interdetto. Ibrahim è abituato, purtroppo, ma io non ho mai vissuto sulla mia pelle delle discriminazioni e quando le vive lui, ci sto molto male. Anche lavorativamente parlando, ha ricevuto tanti rifiuti probabilmente perché non era italiano. C’è ancora tanta resistenza, ti accorgi quando ti guardano e pensano “ma questa con chi sta”. Però uno ci convive e spera che le cose un giorno cambieranno.

Avete dei progetti per il futuro?
Vorremmo acquistare una casa, ma parliamo di matrimonio da un po’, quindi potrebbe essere in arrivo. E poi vorremmo una famiglia, è un forte desiderio per entrambi. Io sono molto legata ai miei, ho sempre avuto un bel rapporto con loro; lui ha una famiglia numerosa a cui è molto legato, quindi è un concetto di famiglia che corrisponde al mio, ci siam sempre trovati d’accordo.
Anche per quanto riguarda la convivenza… Ecco! Paradossalmente per la mia famiglia è stato più difficile accettare il fatto che io andavo a convivere senza sposarmi, piuttosto che accettare un fidanzato che non fosse italiano.

Se potessi tornare indietro, sceglieresti ancora di stare con Ibrahim?
Sì, sicuramente. È la storia più importante, non ne ho avuta un’altra così. Conoscere lui è stato conoscere un nuovo Paese, persone diverse, l’interculturalità che io ho sempre cercato: è vero che ho viaggiato tanto, però non ho mai avuto tanti amici stranieri, lui me li ha portati in casa. Io ho sempre sognato una casa molto aperta, accogliente, e lui questa cosa me la fa vivere nel quotidiano. A volte ci sono persone che non conosco che vengono in casa, qualcun altro avrebbe dei problemi, invece per me è una ricchezza.
Effettivamente quando mi dice ogni tanto “Se ci dovessimo lasciare, avresti problemi a stare con un’altra persona di un’altra provenienza?” No! Per me è talmente un valore aggiunto il fatto che abbia una cultura diversa, che probabilmente lo ricercherei, ma non perché è di un altro colore di pelle, perché potrebbe essere anche americano, ma proprio perché… Sono talmente curiosa e propensa a conoscere altre realtà che probabilmente la ricercherei.

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