Benedetta e Dimitri (Ucraina) – A cura di Martina Mazzucchelli

Exemple

Benedetta, è giovane, ma ha le idee chiare sulla sua relazione con Dimitri: gli anni trascorsi insieme le hanno fatto capire che il nostro modo di vivere non è l’unico possibile, perché al di fuori dei confini, a volte un po’ ristretti, che disegniamo attorno a noi, c’è un mondo da cui si può imparare tanto. L’Ucraina non è molto distante, eppure Dimitri è diverso: non è romantico, ha poco senso dell’ironia, ma sa anche superare le difficoltà rimanendo positivo, apprezza le piccole cose e costruisce la propria felicità a partire da sé stesso, perché in passato ha dovuto lasciare tutto e ricominciare da capo. “Tutte le albe della mia vita le ho viste con lui”, mi ha detto Benedetta; quelle notti in cui non si poteva fare altro che parlare, scoprirsi a vicenda, sono state l’inizio della loro storia, che li ha fatti diventare una versione migliore di loro stessi.

Come hai conosciuto il tuo compagno?
Io e Dimitri ci siamo conosciuti in un ristorante dove faceva il cameriere, io ero un cliente abituale. Io tra l’altro all’epoca ero fidanzata da tre anni con un ragazzo italiano poi ho conosciuto lui e… Ho perso la testa e ho cambiato completamente direzione.

E cos’è che ti ha fatto “cambiare completamente direzione”?
Le caratteristiche che lo rendono completamente differente da un italiano. È l’approccio alla vita, è una persona che ha superato molte difficoltà senza mai abbattersi e senza essere influenzato negativamente, sentirgli raccontare le sue esperienze personali, le condizioni che ha dovuto superare… Questo è quello di cui ho fatto esperienza con lui, ma anche mentre insegnavo italiano agli stranieri: ho conosciuto molte persone sorridenti che ti raccontavano che erano arrivate dopo due giorni di gommone in mezzo al Mediterraneo… E magari io mi lamento perché l’autobus è arrivato due minuti in ritardo stamattina.

E da parte sua invece?
Quello che lui mi dice è che da quando mi ha vista ha pensato che dovessimo stare insieme.
L’Ucraina è parte di fatto del continente europeo e tendiamo a vederlo come Occidente, ma una sua amica una volta mi ha detto “No, noi non siamo occidentali, voi siete occidentali”. E così ho rivisto il mio concetto di Occidente, cioè l’Occidente non è geografico ma è culturale.
Secondo me noi ci collochiamo a metà: io dell’Occidente amo molto la libertà di pensiero, l’autonomia, però detesto questa cultura del consumismo, dell’attacco di panico, dell’ansia, dell’individualismo, dell’egocentrismo. Lui si colloca a metà perché quello che gli mancava era la libertà, anche di espressione; dunque forse c’è stata da parte di entrambi questo… Riconoscersi e questo trovare nell’altro quello che mancava nella propria cultura. Ti faccio un altro esempio: sua madre e sua sorella vivono qui e una volta stavamo parlando di 1984, il libro di Orwell e lei mi dice “mah io ho letto le prime pagine, però l’ho trovato così noioso, era la mia vita quotidiana”; a me l’hanno fatto studiare a scuola come la realtà distopica. Questo mi ha molto impressionato.

E com’è il rapporto con la sua famiglia?
Con sua mamma ho un rapporto molto positivo, c’è stata una grande integrazione delle due famiglie… Quello che noto è che c’è una tendenza a considerare chi è nato in Occidente come molto più fortunato, che non ha fatto fatica e non ha niente perché se lo merita ma perché tanto qui è tutto facile. Questo è parzialmente vero, perché sicuramente noi occidentali abbiamo la possibilità di accedere ad alcuni servizi che chiaramente nell’Unione Sovietica ci si poteva solo sognare, però si tratta comunque di un pregiudizio. Comunque, il rapporto in generale è positivo.
Ho un’amica ucraina che dice sempre “no, io con un italiano non starei mai, per me serve un ragazzo slavo, extraeuropeo perché ci sono certi valori che…” È comprensibile, in un certo senso la sua famiglia è particolare perché c’è una grande integrazione.

Invece com’è stato quando tu l’hai presentato ai tuoi genitori?
Dei miei genitori posso dire che l’approccio è sempre stato molto positivo, siamo una famiglia molto aperta dal punto di vista culturale, quindi da parte loro non mi sono mai sentita dire niente di particolare, mio padre ad esempio lo adora.
I commenti negativi erano arrivati di più con le mie amiche, mi dicevano “stai attenta, gli ucraini bevono tanto, ma non è che ti picchia…”
In realtà anche i colleghi di lavoro fanno delle battute e mi stupisco perché se qualcuno dicesse “mio marito è protestante” non credo che avrebbero le stesse uscite, mi stupisce la leggerezza da parte di persone che ti conoscono superficialmente.

Anche il tuo compagno nota la stessa cosa nei suoi confronti?
Una volta è tornato a casa ridendo con una certa amarezza e dice “ah oggi sono passato di fianco a una signora e ha spostato la borsa dall’altro lato”, mentre stai camminando per strada capitano queste cose…
Fra l’altro desta un enorme stupore il fatto che io sia italiana, perché ho una carnagione chiara, quindi sembro la sua compagna ucraina; quando i suoi conoscenti si rendono conto che sono italiana, si stupiscono moltissimo. Molti amici ucraini mi hanno detto “che strano un’italiana che lascia un italiano per un ucraino”, si sente di più il contrario; a lui invece fanno battute del tipo “ah hai trovato un’italiana per i documenti”. C’è questa idea che per mettersi in regola, per avere delle agevolazioni allora vai con un’italiana o con un italiano.

Mi dicevi che tuo papà ti ha detto che lui è perfetto per te, che non avresti potuto stare con nessun altro, in che senso?
Suppongo per questo approccio generale alle cose, per il fatto di essere un grande lavoratore, un uomo che deve avere un ruolo nella famiglia, una forte responsabilità… E per il fatto che è in grado di fare discorsi più adulti e maturi. Abbiamo un approccio sicuramente molto simile alle cose, forse per ragioni culturali, forse per ragioni personali, nel senso che decidere di andare a vivere da sola a vent’anni e stato per me più un fatto personale che culturale. Adesso viviamo insieme da tre anni e siamo insieme da cinque.

E com’è cresciuta la vostra storia nel tempo?
Io credo lui sia cresciuto per il desiderio di legarsi, quando l’ho conosciuto io sono stata la sua prima relazione stabile, forse ha proprio accettato il fatto di avere un legame forte, di avere bisogno di una persona. Lo vedo adesso molto convinto, quindi questa secondo me è stata la reale crescita del rapporto, l’accettare di fermarsi.
A volte rifletto sul fatto che per lui non sia stata una scelta quella di venire qui, ma dettata da motivi familiari, economici, poi poco dopo è scoppiata la guerra. A 21 anni vieni trapiantato in un altro posto, non capisci niente, non parli la lingua, nel tuo Paese avevi delle amicizie, dei contatti, un lavoro e devi ripartire da zero. Quando poi trovi una persona con cui stare, con cui costruire qualcosa, forse diventa davvero casa tua. Lui mi dice sempre “non tornerei mai in Ucraina, non si può vivere lì, però mi manca, casa mia è bellissima”. Penso che sia un dolore enorme, se penso a tutto quello che amo dell’Italia…. Noi tante volte diciamo “gli immigrati vengono da noi perché qui è meglio”: qui è meglio perché riesci a vivere dignitosamente, però chi è che dice che è meglio in senso assoluto? E se ti dicessero che da domani qui non hai un futuro… Come ti sentiresti? Continueresti a pensare che qui è il posto più bello del mondo.
A volte lo scontro culturale c’è, forse lo sento più io di quanto non lo senta lui, perché lui adesso è 10 anni che vive qui; a volte me la prendo per certe cose senza capire che non sono parte di lui, del suo modo di essere, della sua cultura. Per esempio, adesso è diventata una presa in giro, ma all’inizio rimanevo molto male per la sua assenza di romanticismo: una volta gli ho detto “ma tu non regali mai i fiori” e la risposta è stata “ieri ti ho comprato lo spray per sgelare il vetro dell’auto”, sembra una barzelletta, ma lui me l’ha detto seriamente! Alla fine, serve una persona pratica, non una persona romantica. Anche il fatto di non avere tutto: una sera mi chiede entusiasta: “vuoi dell’ananas? Da noi lo trovi solo a dicembre, a Natale”. Questo mi ha fatto riflettere, noi abbiamo tutto, loro hanno tutta questa gioia per l’ananas sciroppato a settembre.

Su cosa vi capita di discutere più spesso ultimamente?
Prima l’argomento di discussione base era il nostro voler costruire qualcosa insieme. Per me se porti una relazione ad un certo livello poi devi voler costruire qualcosa e questo è un fatto molto, molto personale. Adesso devo dire è un periodo stranamente tranquillo, perché siamo due caratteri abbastanza forti che tendono a discutere spesso.
Quello che ti direi che è cambiato anche nella discussione è quest’idea di riparare; l’idea di perdere quello che è stato fatto fino ad adesso per una lite, che può scaturire da un comportamento negativo, una riposta che è risultata sgradevole, uno dei due che non ha fatto qualcosa… Lui mi dice “l’idea di perdere tutto per una banalità simile mi sembra davvero una follia”.

Raccontami il momento che ti ha reso più felice da quando siete insieme
Una sera stavamo parlando dell’amministrazione delle finanze a casa: una cosa su cui discutiamo spesso è che io sono molto parsimoniosa, lui invece non ci sa molto fare con il denaro; non so se sia un fattore personale o se sia un fattore culturale, non l’ho ancora ben capito. Lo stavo rimproverando e lui mi dice “ho davvero cambiato la mia mentalità da quando sto con te perché hai ragione”. Non è “hai ragione” che mi interessa, ma è l’idea che lo stare con me lo abbia fatto riflettere su alcuni punti, per me è stato molto importante.
Per quanto mi riguarda invece, la positività che ho adesso nell’affrontare la vita viene da lui, da come mi ha raccontato di aver superato le difficoltà: secondo me la felicità è un dovere morale e bisogna essere grati per quello che si ha, detto in maniera del tutto laica.

Cosa vi piace fare insieme?
Quando ci siamo conosciuti abbiamo vissuto un anno potendoci vedere solo di notte, quando lui aveva finito di lavorare e abbiamo ricordi di queste notti lunghissime trascorse a parlare, guardando l’alba… Tutte le albe della mia vita le ho viste con lui perché nelle altre dormivo. Quando hai davvero poco tendi a riempire con quello che c’è dentro di te ed è quello che si creava anche in quei momenti, non avevi altro se non la parola.
Quando penso alla relazione con lui penso che sia il punto dove dovevo arrivare, anche la persona che sono adesso è grazie a lui, penso che mi abbia insegnato molto, ed è per questo che credo che il momento di cui ti parlavo sia uno dei momenti più felici, ho capito che gli avevo trasmesso qualcosa; lui ha scolpito molto il mio modo di pensare, tante convinzioni che ho adesso derivano dalla relazione con lui. È stato un modello per trovare la felicità, crearsi la felicità, perché non sempre arriva da fuori, se viene da fuori ti può essere tolto e credo che lui l’abbia imparato a sue spese, mentre io l’ho imparato da lui…

Lo rifaresti?
Si, cento volte, cento volte assolutamente. Dico sempre che sia la cosa più giusta che abbia fatto finora, ed è stato il motore di altre cose molto giuste.
Anche il fatto di andare a vivere insieme, ho fatto proprio un salto nel vuoto perché me lo sono “tirato dietro”, senza neanche sapere se lui fosse convinto della cosa. È davvero stato qualcosa di molto positivo, non sono mai stata una molto incline a vincolarmi a dire “fra 10 anni sarò qui con questa persona”, ma con lui mi viene voglia di dirlo, sarà l’amore, ma sarà forse anche il vedere dall’altra parte una persona che ti dà sicurezza, che ti dà la voglia di costruire qualcosa.

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